Sulla scia di provvedimenti gia` presi in altri paesi europei, quali la Francia e la Danimarca, anche in Italia, si parla di imporre una tassa sul junk food, o cibo spazzutura, per essere concreti su tutti quei prodotti, quali snack e fast food, ricchi di grassi saturi, bevande gassate e zuccherate e alcolici, con il duplice scopo di “punire” i consumatori poco attenti alla salute e finanziare ospedali e strutture sanitarie.

Le malattie collegate all’obesità in Italia gravano sulle spese socio-sanitarie per circa 23 miliardi di euro all’anno, circa un quarto della spesa sanitaria nazionale globale.
Nel nostro Paese, secondo i dati dell'ultimo Rapporto OsservaSalute, piu' di un terzo della popolazione adulta e' in sovrappeso e circa una persona su dieci e' obesa. In totale quindi, il 45,4% della popolazione adulta e' in sovrappeso come quasi un terzo dei bambini. Nonostante l'Italia abbia una tradizione alimentare tra le piu' sane al mondo, anche questo vantaggio si va purtroppo perdendo.
In Francia, la «taxe soda», entrata in vigore da circa un mese, preleva 2 centesimi di euro su ogni lattina di bevande gassate e avrebbe un previsto introito per lo Stato francese di circa 280 milioni di euro all’anno. La Coldiretti rivela che, in un sondaggio on line, l’81% degli italiani sono favorevoli all’introduzione della tassa sul «cibo spazzatura» ed hanno quindi proposto l'introduzione di una tassa simile a quella francese per incentivare il consumo di frutta fresca e dei prodotti da essa derivati.
Ma come facciamo a definire il junk food? Alimenti troppo ricchi di grasso? Di calorie? Di zucchero? Di sale? Allora e' junk food tanta parte del patrimonio alimentare italiano, dall'olio di oliva, al parmigiano, al prosciutto crudo. Anche grassi saturi come il burro svolgono un ruolo importante nell’alimentazione, ed e` molto spesso un problema di qualita` e di frequenza di consumo, quanto questi alimenti incidano sulla nostra salute e sul sovrappeso
Il nutrizionista, Andrea Ghiselli afferma:”dobbiamo educare il consumatore ad adeguare la propria alimentazione al proprio fabbisogno energetico, facendo discriminazione tra sedentarietà e attività fisica, non fra alimenti buoni e alimenti cattivi, cosa che inevitabilmente distoglierebbe l'attenzione dallo stile di vita".
Una tassa non puo` essere ovviamente considerata un mezzo per educare ad uno stile di vita e ad un'alimentazione piu` sana, puo` solo dare un introito extra per il finanziamento di attivita` di prevenzione e di supporto per un problema in crescita come quello delle malattie legate all`alimentazione e ad uno stile di vita scorretto.